Al confine di una folle immaginazione

«Cercate Fatima Ribeiro! L’indagine per ritrovare una ragazza scomparsa nella rete criminale della tratta» di Matteo Beltrami

«Sogni premonitori, sentenze criptiche da decodificare, e l’idea che la vita è in fondo, non meno di quel che è per la letteratura, il risultato del nostro immaginario, e di ciò che usiamo per alimentarlo: ‘…è lì che dovete cercarla, nel suo immaginario criminale’, dice a un certo punto la madre di Darko e Stella».

Ho letto, e pure presentato di recente, il libro di Matteo Beltrami, autore di «Cercate Fatima Ribeiro!» (Edizioni Ulivo, 2022), scrivendone poi su LaRivista di Bellinzona.

Ringrazio di nuovo Nick!

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Fuga, libertà e randagismo

«L’anno dell’amore» e «Confessione di un cane a mezzogiorno» di Paul Nizon e «Paul Nizon, der Nagel im Kopf (Paul Nizon, un chiodo in testa)» di Christoph Kühn

 «Nizon può essere senza dubbi considerato, dopo Frisch e Dürrenmatt, il più grande scrittore svizzero di lingua tedesca degli ultimi cinquanta-sessant’anni. In Francia, dove vive dal 1977, è diventato famosissimo, a conferma della sua caratura internazionale, già convalidata da una ventina di premi letterari (tra i quali anche il Gran Premio della Letteratura Svizzera del 2014).

Come può, dunque, non essere conosciuto in Ticino al pari dei suoi citati colleghi? Resta un mistero anche la ragione per cui l’editoria italiana non sia stata in grado di riconoscere la forza della sua scrittura, e lo dimostra l’assenza di traduzione delle sue successive opere.»

Sono molto onorata di veder pubblicato sulla rivista cinematografica Cinemany (ediz. n. 35) il mio articolo-recensione su Paul Nizon, grande autore svizzero, poco conosciuto dai lettori italofoni, che si è raccontato nel docufilm di Christoph Kühn.

Ringrazio, perciò, il caro amico Nick.

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Un romanzo mascherato da autobiografica finzionale

«La Versione di Barney», di Mordecai Richler

Oddio: il dubbio me lo hanno messo, e ho pure controllato. E, come mi aspettavo, non ho trovato nessuna conferma: Mordecai Richler non risulta aver mai subito processi per omicidio. Eppure, tanti suoi lettori mi hanno parlato di quest’opera, come di una vera autobiografia mascherata da romanzo. Sì, certo, per chi conosce la biografia dell’autore, una parte di elementi autobiografici è presente (luoghi, lavoro, università…), ma tra tutti i libri di autofinzione che ho letto (ok, non sono molti, ma qualcuno l’ho letto) questo non mi ha fatto credere a quanto vi era scritto, pur avendolo letto certa di leggere un’autobiografia romanzata: mi sono costretta a fare verifiche perché alcune parti non le ho trovate realistiche. E forse è proprio qui che casca l’asino… è troppo!, e troppo poco. (Anzi: prima di venir rimproverata: “per me” è troppo, e troppo poco).

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Una favola sarcastica e cruda

«La fattoria degli animali» di George Orwell

Allegorico, lo è per forza. Ma non per forza deve rimanere legato a contesto storico (la nascita dello stalinismo) che ispirò George Orwell. Parlo del romanzo La fattoria degli animali.

Una favola sarcastica e cruda, del ‘45, che ha avuto una tenuta nel tempo straordinaria, travalicando il contesto per manifestarsi oggi forse ancora più di ieri come portatrice di verità antropologiche. Uomini e donne nella società. Sono tra le letture che prediligo. È molto molto smascherato, il tutto, ma non per questo meno efficace o privo di secondi livelli di lettura. Laddove le allegorie talvolta sono un filo troppo prevedibili (e giudicanti) – che i maiali saliti al potere inizino a farsi i loro “porci comodi”, beh, via, non serve a dirlo, ma non infastidisce: semplicemente stimola l’interpretazione nell’immediato e facilita la decodifica – dall’altra, la relazione con quelle bestie di esseri umani, rivela un rispetto compassionevole e una comprensione inattese, che passa molto in secondo piano perché lo sguardo si concentra sugli animali della fattoria.

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«La letteratura è una bugia»

«La parte di Malvasia» di Gilda Policastro

«La violenza maggiore sulle donne e sulle creature, nel libro, è la morte, ma prima ancora la malattia, o anche solo l’invecchiamento.»

Ho letto La parte di Malvasia di Gilda Policastro (La nave di Teseo Editore, 2021) e sono lusingata per l’intervista che l’autrice mi ha concesso; ne ho scritto su Azione. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova scrollando verso il basso oppure online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

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